26Set
Riso basmati tra luci e ombre
Sulla carta da crudo ha pochi grassi, un basso indice glicemico, scarso contenuto di amidi e il chicco raddoppia in lunghezza con la cottura. Ho specificato da crudo perché nonostante la Legge 1169/2011 indichi che i valori nutrizionali debbano riferirsi all’alimento “pronto all’uso”, ovvero mangiato, in Italia in molti hanno interpretato “pronto per essere cucinato”. La cottura comporta un aumento degli zuccheri ed un impoverimento generale dell’alimento, in relazione alla tecnica che si utilizza. Questa è una regola generale, tenetela presente la prossima volta che guardate un’etichetta.
Il confronto tra Basmati, riso a chicco lungo e bianco, rivela che tra i primi due la differenza è pressoché inesistente, così come lo è il loro indice glicemico. La letteratura scientifica che riporta gli studi su questa varietà si riferisce principalmente alla versione integrale e non a quella bianca che arriva in Italia. Questo fa cadere uno dei pilastri su cui si fonda la presunta salubrità del Basmati.
Ma da dove arriva?
È una varietà di riso coltivata esclusivamente in India, Pakistan, Bangladesh e Nepal; le prime due nazioni sono i principali esportatori in tutto il mondo.
India e Pakistan sono due paesi extra UE che non rispettano le nostre normative sull’uso di pesticidi e sostante sterilizzanti, tanto che i prodotti esportati hanno residui di sostanze chimiche non autorizzati.
A volte, a dire il vero spesso nell’ultimo anno, i limiti di tolleranza sono stati superati con conseguente blocco in frontiera. Attenzione però perché non tutte le derrate vengono analizzate, capita che ci si accorga della presenza di sostanze chimiche quando il prodotto è già in commercio.
I valori nutrizionali non esprimono tutto ciò che l’alimento contiene perché è trattato a partire dal campo. Come pensate che possa resistere durante il trasporto messo in sacchi da 1 tonnellata, chiuso in containers non refrigerati che viaggiano per mesi in mare, esposti all’umido e al caldo, alle intemperie? Prima dell’imbarco il riso viene cosparso di sostanze sterilizzanti (la più famosa è l’ossido di etilene, sostanza cancerogena, mutagena, proibita in UE, responsabile di serie contaminazioni su sesamo, curcuma, farina di carrube negli ultimi 3 anni)…
Quindi conviene davvero in termini di salute ed economici comprare un alimento importato extraUE, considerando che uno dei maggiori produttori di riso UE è proprio l’Italia?